Alleanza Verdi Sinistra esprime profondo disappunto per il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale relativa all’inceneritore di Livorno, decisione presa a livello regionale senza un adeguato esame da parte della conferenza dei servizi. Occorreva prudenza e una presa d’atto che la situazione attuale è radicalmente diversa da quella del 2022 quando il prezzo dell’elettricità era decuplicato e l’inceneritore poteva avere un senso, anche se solo economico.
Alleanza Verdi Sinistra concorda con le posizioni espresse nel 2021 dagli assessori e dal presidente di AAMPS, secondo cui investire negli impianti di trattamento e nella raccolta differenziata è più conveniente ed ecologicamente sostenibile. Lo smaltimento attuale dei rifiuti indifferenziati comporta meno costi rispetto a quelli prospettati con il revamping dell’inceneritore. Possono essere trattati in impianti moderni e innovativi come i TMB, a differenza degli inceneritori obsoleti come quello di Livorno.
Inoltre, l’Unione Europea ha chiaramente indicato che a breve gli inceneritori pagheranno le emissioni di gas serra e la necessità di puntare su impianti che recuperino la materia. È quindi incomprensibile e poco saggio autorizzare il rinnovo di un impianto che non è più economicamente sostenibile e che ha un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Basti pensare che per ogni tonnellata di rifiuti, un inceneritore produce una tonnellata e mezzo di CO2 e 250 kg di scorie, ceneri e polveri tossiche che non possono andare in una normale discarica.
Noi siamo molto amareggiati. Non ci stiamo e ci impegniamo affinché non vengano destinati fondi pubblici a un progetto obsoleto e dannoso ambientalmente ed economicamente come l’inceneritore di Livorno. Chiediamo che venga data priorità alla raccolta differenziata con tariffa puntuale e agli impianti di trattamento meccanico-biologico, moderni e efficienti, che rappresentano il futuro della gestione dei rifiuti.
Ha fatto bene il Sindaco di Livorno a imporre una data limite al 2027. Con quella data non ci sono le condizioni economiche per far rientrare un investimento di più di 15 milioni di euro senza rischiare di fare danni economici e erariali di cui i responsabili risponderanno nelle dovute sedi.





